QUANDO DORMIRE...DIVENTA UN'IMPRESA

CLIENTI, VIAGGI, FATTURE e poi ancora lavoro, lavoro, lavoro

 

Quando il cervello non stacca neppure la notte, dormire da istinto si trasforma in un’impresa. Ma il rimedio naturale esiste: lasciarsi stupire da qualcosa di nuovo...

 

Come il cibo e la sessualità, il sonno è una necessità istintuale di base dell’uomo: un terzo della nostra vita la passiamo dormendo. Ma può accadere che, dopo una giornata di incontri impegnativi con clienti o di riunioni per fissare obiettivi e miglioramenti, ce ne stiamo sdraiati a letto ed ecco che inizia una conversazione silenziosa ma insistente sotto forma di pensieri continui:

“È tardi! Domani ho mille impegni. Adesso devo proprio dormire”.

E niente, a dormire non ci si riesce proprio.

Come un disco rigato, il cervello riproduce suoni, immagini, fatti, doveri. Eccola, l’insonnia! Come si spiega? La sera, quando arriva il comando di “abbandonarsi”, emerge quel sottile e invadente timore di lasciare il proprio

controllo, e di svestire quel ruolo di persone attive, cerebrali, tutte d’un pezzo che indossiamo durante la giornata (forse oltre la nostra natura). A livello simbolico-analogico il giorno rappresenta la forza, l’azione, il sole, il maschile, il fuoco, la vita, l’intelletto, la veglia; dall’altra parte la notte rappresenta la resa, la luna, il femminile, l’acqua, la morte, l’irrazionale, il sentimento, il sonno. Il fatto di addormentarsi presuppone l’allentamento da ogni attività, e la disponibilità a lasciarci “cullare” da ciò che di noi ci è sconosciuto. Il sonno è paragonato a una piccola morte, e l’insonnia ci chiede di riscoprire il piacere di adagiarci, e di integrare la laboriosità diurna alla consapevolezza serale dell’inoperosità.

L’insonnia è quindi l’ultima chance per restituirci l’intimità con noi stessi, quell’intimità che di giorno abbiamo disertato. Non è un caso che nei tempi antichi una delle più raffinate torture scelte per i prigionieri fosse la privazione del sonno. La sua qualità diventa fondamentale per la qualità della vita, e imbottirsi di farmaci può sembrare la via più breve, ma non è così: come dimostrato da recenti studi, i sonniferi inducono il sonno, ma il cervello così artificialmente guidato non raggiunge le fasi più profonde nelle quali si rigenera e ridistribuisce le energie.

 

 - Area psicosomatica    Progetto IO STO BENE - 

 

I fiori di Bach

 

Quando i pensieri girano attorno a se stessi come la puntina del giradischi che non riesce a superare il punto di fissazione di un disco rovinato; quando di notte non si riesce a dormire, tormentati dal dialogo mentale, i rimedi floreali che possono dare sollievo sono: “White chestnut”, che permette al pensiero “ossessionante” di ritrovare la sua funzione naturale; e “Impatiens”, grazie a cui si riesce ad acquisire tranquillità e dolcezza per “lasciarsi andare” alla notte. Chiedere una diluizione in gocce di questi fiori in erboristeria o farmacia; prendere 4 gocce 4 volte al giorno sublinguali, per circa 2 mesi.

 

L’esercizio di psicosomatica

 

Per un certo periodo definito in anticipo da te, prenditi “30 minuti di mistero” al giorno: spegni il cellulare, e fai qualcosa per te, per te soltanto. Non dirlo a nessuno. Fai un patto, in silenzio, tra te e te. Può essere un caffè in un bar mai provato, una passeggiata in un parco, poche pagine di un libro che da tempo ti proponi di leggere ma non hai mai avuto il tempo, l’ingresso in un luogo che non rientra nella tua classica giornata. Basta che ti sembri un’azione diversa dal solito, e che ti consenta di stupirti di quella parte di te che la notte reclama di essere ascoltata e che altrimenti… non riposa! Oltre a dormire meglio, svelerai lati della tua persona che non credevi di avere.

Prova :-)

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